Esperienza e Teologia - Rivista di approfondimento teologico e pastorale dello Studio Teologico San Zeno e dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona


Numero 23

Gennaio - Dicembre 2007
«Fragilità».
II. Accoglienza e cura

 

 

Introduzione

Fragilità: dall’esperienza al servizio
Giovanni Girardi (pp. 5-6)

 

Studi

La fragilità riscattata.
La figura di Pietro nel vangelo di Marco (II)

Gianattilio Bonifacio (pp. 7-27)

Abitare le fragilità della chiesa
Serena Noceti (pp. 29-52)

Il tesoro nella fragilità della creta.
Il campo complesso, potenzialmente conflittuale e spesso fecondo dell’ermeneutica ecumenica

Sergio Gaburro (pp. 55-75)

Giobbe, il racconto della fragilità umana
Cristina Frescura (pp. 77-92)

Generazioni fragili?
Un apporto educativo

Eliana Zanoletti (pp. 93-104)

Le relazioni colpite dal “bullismo”.
Come “prendersi cura” di un fenomeno che ferisce le relazioni

Marilena Pagiato (pp. 105-119)

 

Note

Sviluppo e vitalità della Chiesa.
Profilo dell’opera ecclesiologica di Juan González Arintero

Ezio Falavegna (pp. 121-141)

Chronicon
Daniele Cottini (pp. 142-143)

 

 

 

 


INTRODUZIONE


Fragilità: dall’esperienza al servizio

 

di Giovanni Girardi

 

Una seconda serie di contributi completa la riflessione già avviata nel precedente numero di Esperienza e Teologia, anch’esso dedicato al tema della “fragilità”.

Il percorso riflessivo avviato ha inteso collocare l’impegno cristiano di testimoniare la speranza nella condizione di fragilità all’interno della consapevolezza che non si può immaginare un’esenzione del credente dall’esperienza della fragilità (1) e che, nello stesso tempo, questa non può mai fornire l’alibi per un ripiegamento su di sé e un oblio dell’offerta di grazia. Solo così, ci è sembrato, è possibile raccogliere le ragioni sensate di una speranza che ci supera e che ci è donata nella pasqua del Signore Gesù, come ci ha ricordato la Nota dei Vescovi italiani: «Gesù Cristo, infatti, ci mostra come la verità dell’amore sa trasfigurare anche l’oscuro mistero della sofferenza e della morte nella luce della risurrezione. La vera forza è l’amore di Dio, che si è definitivamente rivelato e donato a noi nel mistero pasquale» (2).

L’indagine ora prosegue nella medesima prospettiva, interessandosi delle ricadute ecclesiali, ecumeniche, letterarie, pedagogico-formative del tema. Con questa estensione dell’attenzione, arricchiamo ulteriormente l’offerta di un servizio alla testimonianza cristiana nell’orizzonte di una fede che non rinuncia alla responsabilità del pensare.

 

NOTE

 

(1)   Nella preparazione al Convegno di Verona sono stati soprattutto i contributi delle Diocesi e degli organismi ecclesiali a sottolineare gli elementi di fragilità che accompagnano la vita del credente e delle comunità cristiane (Sintesi dei contributi delle Diocesi, degli organismi e delle aggregazioni ecclesiali, in Conferenza Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo. Atti del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale. Verona, 16-20 ottobre 2006, Dehoniane, Bologna 2008, 719).

(2)   «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3): testimoni del grande «sì» di Dio all’uomo. Nota pastorale dell’episcopato italiano dopo il 4° Convegno Ecclesiale Nazionale, n. 12, in Conferenza Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto, 26.

 

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La fragilità riscattata.
La figura di Pietro nel vangelo di Marco (II)

di Gianattilio Bonifacio

 

Sommario

Marco riserva ampio rilievo al personaggio di Pietro e gli garantisce un importate ruolo nell’impianto comunicativo del II vangelo. In quanto portavoce dei Dodici/discepoli, egli viene spesso messo in risalto sia rispetto al gruppo più ampio, sia rispetto a quello più ristretto, con Giacomo, Giovanni e Andrea. Mano a mano che si dipana il racconto, Gesù stesso, interagendo con Pietro, ne modella progressivamente il personaggio che così diventa – per il lettore – la figura discepolare di riferimento. Questo dispositivo narrativo non viene meno nei racconti della Passione. Anzi proprio lì raggiunge la sua massima forza espressiva. Il confronto tra la fermezza di Gesù e la boriosa pavidità di Pietro ne decostruisce impietosamente il personaggio. Solo il Risorto lo saprà ricostruire nella sua identità di discepolo e portavoce del gruppo. Pietro viene costituito come il “primo”, perché, fino in fondo, è stato “ultimo”.

 

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Abitare le fragilità della chiesa

di Serena Noceti

 

Sommario

L’individuazione delle fragilità presenti nella vita ecclesiale e delle ragioni ad esse sottese si giova della convergenza di due prospettive complementari: l’accostamento alla realtà della chiesa attraverso le metafore neotestamentarie (edificio, casa, tempio, corpo,…) e l’interpretazione del fenomeno chiesa nel suo darsi storico. Emergono dall’indagine tre livelli della fragilità: quello legato al contesto culturale odierno, quello della resistenza alla chiamata a essere chiesa in pienezza, quello che guarda alla fragilità come chance per un nuovo volto di chiesa. La sfida della fragilità non annulla la necessità dell’istituzione ecclesiale, ma domanda una “figura fragile” di chiesa, che, senza dissolversi e frantumarsi (“chiesa fragile”), si realizzi nella logica espressa dalla croce e risurrezione di Gesù. L’obiettivo intravisto si traduce nell’assunzione del compito di formare delle coscienze adulte, nell’accettazione della sfida di custodire fedelmente l’identità in rapporto serio col divenire della storia, nel coraggio di optare per uno stile pastorale “povero” (LG 8). Sarà così possibile abitare già escatologicamente una “forma fragile” di chiesa, mentre si partecipa alla sua costruzione e se ne intravede la forma futura.

 

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Il tesoro nella fragilità della creta.
Il campo complesso, potenzialmente conflittuale e spesso fecondo dell’ermeneutica ecumenica

di Sergio Gaburro

 

Sommario

Dalla consapevolezza che «numerose divisioni all’interno del cristianesimo hanno la loro origine nei conflitti di interpretazione dei testi, dei simboli e delle pratiche della fede cristiana» prende il via il contributo ad una riflessione ecumenica sull’ermeneutica dal titolo Un tesoro in vasi d’argilla, della Commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC). Tre sono le prospettive indicate. In primo luogo si afferma che un’ermeneutica ecumenica non si può limitare all’uso di strumenti e di metodi esegetici isolandosi dalla ricchezza dell’esperienza della comunità che interpreta la Scrittura e indicando lo spazio di un’interpretazione comune (tradizioni) dell’unica Tradizione (Cristo risorto). In secondo luogo proprio perché i testi biblici sono nati in situazioni storiche concrete essi testimoniano la presenza salvifica del Dio Trinità in quelle circostanze particolari, nella fragilità di un vaso di terra, dietro apparenze che sembrano smentirla. Infine si evidenzia che lo studio in comune della Scrittura ha giocato un ruolo unico nella formazione, nella pratica cristiana e nel cammino ecumenico.

 

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Giobbe, il racconto della fragilità umana

di Cristina Frescura

 

Sommario

La vicenda di Giobbe, in cui la Bibbia condensa gli interrogativi più profondi sulla fragilità della condizione umana, non ha mai cessato di provocare riletture in ambito teologico, filosofico, letterario. Lo stereotipo del “Giobbe paziente” è stato messo decisamente in discussione, soprattutto in epoca contemporanea e in modo particolare grazie a una più attenta considerazione della tradizione di lettura ebraica del testo biblico. Due riscritture narrative raccolte nella letteratura europea tra la fine dell’Ottocento e il Novecento permettono di tracciare un breve percorso comparativo, che si focalizza sul rapporto con la questione del limite: questione che l’esperienza della fragilità pone in maniera privilegiata e che trova in una riflessione-provocazione di Élie Wiesel una possibile, suggestiva risposta.

 

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Generazioni fragili?
Un apporto educativo

di Eliana Zanoletti

 

Sommario

L’articolo affronta il tema della fragilità in una prospettiva educativa e quindi connotata da speranza circa le possibilità insite nelle giovani generazioni. Dopo aver problematizzato il senso del termine fragilità, l’A. sostiene che le generazioni giovanili siano a priori fragili per il compito evolutivo di cui sono investite, ovvero la costruzione della propria identità. Tale fragilità è accentuata dalle condizioni contestuali in cui questo compito viene espletato. Il compito educativo mette in luce le contraddizioni di cui il mondo adulto soffre. E tuttavia, nel riconoscimento dei propri limiti, si apre lo spazio per educare ad una fragilità responsabile, ad un’accoglienza della propria parzialità che non sia semplicemente rinuncia alla propria complessità e riduzione di aspettative.

 

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Le relazioni colpite dal “bullismo”.
Come “prendersi cura” di un fenomeno che ferisce le relazioni

di Marilena Pagiato

 

Sommario

Il fenomeno del bullismo non ha bisogno di essere descritto poiché l’informazione è copiosa e assai frequente. Inoltre, sono numerosi coloro che hanno assistito o subito comportamenti connotati dal bullismo. Il seguente articolo perciò non si propone di descrivere il fatto, ma di analizzare le cause e le motivazioni che in parte giustificano una condotta non adeguata. L’obiettivo sotteso a questo lavoro è la consapevolezza che uno stile relazionale assertivo si può apprendere. Tale conoscenza giustifica e sostiene l’impegno educativo/formativo affinché la persona possa acquisire uno stile relazione costruttivo all’interno del quale le differenze vengono accolte, le competenze personali poste a servizio della comunità, gli eventuali conflitti gestiti in termini negoziali e gli interessi personali messi in rapporto con gli interessi di tutti. Questo cammino formativo potrà ridurre il numero di comportamenti inadeguati per lasciare spazio a quelli costruttivi.

 

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Sviluppo e vitalità della Chiesa.
Profilo dell’opera ecclesiologica di Juan González Arintero

di Ezio Falavegna

 

Sommario

L’articolo evidenzia l’intuizione originaria e l’attualità della riflessione ecclesiologica di Juan González Arintero (1860-1928), contenuta nei quattro copiosi volumi di Desenvolvimiento y vitalidad de la Iglesia. Tale opera si comprende soprattutto nella linea del rinnovamento che coinvolge l’ambiente culturale e religioso spagnolo, di cui Arintero è riconosciuto come una figura eminente. Tra gli apporti che hanno aiutato Arintero a una tale elaborazione spiccano gli studi storico-critici ed esegetici, come quelli offerti da Lagrange; gli influssi di Möhler, di Newman e non da ultimo quello di Gréa; l’apporto delle scienze naturali, dello studio della filosofia e della teologia, lo studio profondo della Scrittura, dei Padri, della storia della Chiesa. L’idea di una evoluzione della Chiesa, che ha profondamente influenzato il pensiero ecclesiologico in Arintero, traduce poi, anche attraverso la plausibilità delle immagini bibliche e patristiche con le quali la Chiesa ha compreso se stessa, lo sviluppo, la vitalità e il dinamismo che orientano la Chiesa alla fruttuosità del Regno.

 

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