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La
rivista "Esperienza e Teologia" con il
presente numero vive un significativo cambiamento,
destinato a rafforzarla e qualificarla ulteriormente.
Nata
nel 1995 (La vita consacrata. Un servizio di profezia
nella comunità ecclesiale) è stata nei i suoi
primi dieci quaderni (nn. 0 – 9) l’espressione del
lavoro interdisciplinare dei docenti e degli studenti
dell’Istituto Superiore di Scienze religiose "S.
Pietro Martire" di Verona. In particolare, le
giornate interdisciplinari dell’Istituto sono stati i
"laboratori" di riflessione e di lavoro comune
nei quali hanno preso forma i temi confluiti nella
rivista. A distanza di cinque anni la rivista allarga i
suoi destinatari e può d’ora in poi godere
dell’apporto dei docenti e degli studenti dello Studio
Teologico San Zeno. Si tratta di una feconda interazione
tra i due Istituti di teologia e di un ulteriore impegno
di lavoro comune tra docenti e studenti.
Una
delle caratteristiche originali della rivista è stata
di essere strumento accessibile agli studenti e ad altre
componenti ecclesiali, per la loro formazione teologica
e pastorale. "Esperienza e teologia" non
cambierà questa intenzione e questo stile. Resterà e
si rafforzerà come strumento che esplora la dimensione
pratica della teologia, coniugando l’esperienza
cristiana con il dato della fede e la riflessione
teologica.
A
partire dal presente numero, la rivista può dunque
impegnarsi su un triplice fronte di ricerca:
a)
l’approfondimento di alcuni temi specifici di
teologia, accentuando il suo carattere di ricerca e
permettendo una formazione teologica seria e vivace;
b)
la riflessione pastorale pratica, entrando nel vivo di
alcuni temi e problemi che interessano la comunità
cristiana e il suo compito di annuncio del Vangelo;
c)
l’approccio interdisciplinare di alcuni temi in
vista dell’insegnamento della teologia, con funzione
didattica a servizio dei docenti e degli studenti dei
due Istituti.
Ogni
lavoro di ricerca che miri a coniugare esperienza e
teologia, riflessione e vita cristiana, rigore
scientifico e osservazione della realtà è esigente ed
appassionante allo stesso tempo.
La
rivista "Esperienza e teologia" è segno di
questa passione condivisa che mira sempre di più a
mostrare la bellezza della fede cristiana e a dare
ragione all’uomo di oggi della speranza che è in noi.
Possa
questo impegno giovare alla Chiesa che è in Verona e a
tutti coloro che si accosteranno alla rivista.
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Tra i differenti temi che la
celebrazione dell’anno giubilare segnala alla nostra
attenzione, la meditazione sul significato del tempo non
è certamente ultimo. Perciò, dopo aver accompagnato
gli anni di preparazione a questo evento con la
riflessione sui cardini della fede cristiana (1),
vogliamo ora soffermarci a riflettere sul significato
stesso del "celebrare" il mistero della Trinità
"nel tempo".
Di fronte all’eternità di Dio il
tempo appare come ciò che è proprio dell’uomo; è
per esso che si segnala lo sviluppo della vita e in
riferimento al suo fluire e finire si affaccia la
domanda circa il senso della vita stessa. La storia del
pensiero occidentale è attraversata dalla domanda
intorno al tempo, riscontrando in essa una delle
categorie privilegiate per dire dell’uomo stesso (2).
Condizione propria dell’uomo, l’essere nel tempo non
è tuttavia diaframma che lo distanzia da Dio e ostacola
la relazione con Lui dacché il Verbo stesso di Dio,
fattosi carne, ha potuto abitare il tempo senza
annullarlo, ma conferendogli pienezza (Gal 4,4): è
questa che riverbera sempre ancora nel nostro tempo e ci
consente di celebrarlo come storia di salvezza.
Una meditazione sul significato del
tempo può quindi mostrarsi feconda nell’aiutare a
riconoscere la profondità nell’evento giubilare,
oltre l’occasionalità della ricorrenza cronologica.
La sua celebrazione, infatti, ha fondamento proprio
nella comprensione cristiana del tempo. "Nel
cristianesimo il tempo ha un’importanza fondamentale.
Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo
interno si svolge la storia della salvezza, che ha il
suo culmine nella "pienezza del tempo"
dell’Incarnazione e il suo traguardo nel ritorno
glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Gesù
Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione
di Dio, che in se stesso è eterno. Con la venuta di
Cristo iniziano gli "ultimi tempi" (cfr. Eb
1,2), l’"ultima ora" (cfr. 1Gv 2,18), inizia
il tempo della Chiesa che durerà fino alla Parusia. Da
questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di
santificarlo" (3).
Il tempo dell’uomo può essere vissuto come tempo di
salvezza, è questo il senso che il cristiano riconosce
al proprio tempo.
La ricchezza dell’annuncio
cristiano mostra tutta la sua portata quando sa
incrociare la domanda che l’uomo porta dentro di sé,
senza svuotarla, né eluderla. Alla ricognizione del
nostro tema non sfugge quindi l’importanza di situare
la riflessione nel percorso di questa domanda. In
particolare, nella consapevolezza del fatto che
"ogni civiltà è decisa dall’esperienza che fa
del tempo, un’esperienza che fornisce l’orizzonte a
partire dal quale risulta comprensibile il modo di
pensare il senso dell’agire di quella determinata
civiltà" (4),
sentiamo con urgenza oggi il bisogno di pensare
l’esperienza del tempo nel momento storico e nel
contesto culturale a cui apparteniamo. La riflessione
sul tempo ha anche qui una sua ragione profonda e di
particolare attualità.
L’esperienza immediata, la ricerca
sociologica, la riflessione filosofica sembrano concordi
nel dirci che oggi viviamo un tempo spezzato, che appare
sotto molti aspetti come un insieme di attimi isolati e
a sé stanti, senza un prima e un dopo, senza un filo
che scorra e dia unità. Effetto questo del processo di
globalizzazione esigito e portato avanti da uno sviluppo
tecnologico, e in particolare della comunicazione, che
ha reso ogni rapporto, anche con chi è lontano,
simultaneo: distanze e attese sembrano cancellate (5).
Il tempo è percepito così come i pezzi di un puzzle,
non necessariamente coerenti tra loro. Il futuro è
qualcosa che capita di per sé, senza che su di esso si
possa incidere con la propria azione; correlativo ad un
passato la cui memoria non ha più influenza
sull’attualità, che lo percepisce appunto come
"sorpassato". Da qui la spasmodica
concentrazione sul presente, da vivere in tutta la sua
intensità perché non sfugga e che, tuttavia, nel suo
essere privo di radici e di prospettiva resta sempre un
"attimo" (6).
Anche in ragione di ciò la
celebrazione del giubileo, se saprà evitare il rischio
di ridursi all’attimo del grande evento, il cui esito
sarebbe solo quello di aver posto un’ulteriore
tassello nel processo di globalizzazione che
"omogeneizza" il tempo e lo consuma in fretta
togliendogli profondità e durata, potrà essere vissuta
come il dono di una ritrovata profondità del tempo,
come storia salvifica proprio per l’oggi. Tale
consapevolezza domanda di prestare attenzione a come
accogliamo questo dono di salvezza, e ciò rinvia a
considerare la struttura antropologica della temporalità.
L’attenzione a questa permette di riconoscere
l’origine del disagio che oggi viviamo di fronte a un
tempo che, quanto più è riempito di sollecitazioni,
tanto più appare sfuggente nei suoi significati
profondi e pertanto sottratto alle nostre possibilità
di azione.
Con questi brevi richiami ci
introduciamo nella profondità e nell’attualità del
tema che intendiamo affrontare in questo studio
interdisciplinare. La riflessione offerta si presenta
come piccolo, ma riteniamo significativo, contributo sul
percorso di questa ricerca. L’approccio
interdisciplinare, permette di avvicinare il tema da
differenti angolature (biblica, patristica, storica,
filosofica, teologico-sistematica) contribuendo a
tendere vivo il dialogo tra esperienza umana e annuncio
di fede; offre così non tanto la soluzione di una
questione, ma piuttosto l’indicazione di un percorso
esemplificativo lungo il quale si può riconoscere la
fecondità di una riflessione.
Lontana dal puro esercizio
accademico, così come dalla semplice suggestione
dell’urgenza del momento, la domanda sul tempo che in
questo lavoro ci accompagna può avvicinarci a quanto
contraddistingue l’esperienza umana nel suo intimo là
dove incontra la presenza stessa di Dio: qui il tempo si
fa celebrazione della salvezza.
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